DonneNews

Lettere al Direttore

21 gennaio 2009

Una petizione per garantire alle donne l'epidurale gratuita

Gentile Direttore,

Leggo con piacere l'intervista al dottor Morgantin, primario anestesista al Civile di Venezia. Sono veneziana e ho fatto nascere mio figlio proprio nell'ospedale lagunare. Fuori dalla fascia oraria prevista per l'epidurale. Niente analgesia per il mio parto e per quello di tante altre donne. Donne che spesso non sono sufficientemente informate sull'argomento. Già, perché se da un lato c'è il finto problema economico - perché i fondi si possono trovare anche in piena recessione - dall'altro c'è il completo disinteresse delle stesse donne riguardo uno dei capisaldi della democrazia e dell'uguaglianza: il diritto di scegliere e nello specifico se partorire con o senza dolore. Ma andiamo con ordine. Morgantin lamenta l'assenza di volontà: in piena recessione nessuno vuole trovare soldi per la parto-analgesia.
Solo poca volontà appunto perché l'Osservatorio regionale per le cure palliative e la lotta al dolore, nella relazione sullo stato di attuazione della DGR 309/2003 Veneto redatta nella primavera del 2007, osservava come il recupero dei cesarei verso un travaglio naturale permette un'elevata razionalizzazione dell'offerta. Infatti il record di tagli cesarei nel nostro paese è dovuto all'impossibilità per molte donne di poter evitare un parto doloroso. Parliamo magari di secondipare che hanno avuto esperienze traumatiche o di donne che semplicemente vogliono poter utilizzare i progressi della medicina nel campo dell'analgesia. Progressi largamente applicati nelle operazioni al ginocchio e all'anca.
La relazione in proposito è precisa e non scopre nulla di nuovo. Infatti già l'ex Ministra Prestigiacomo, sei anni prima negli atti del Congresso La scelta del parto La gioia della nascita, rilevava questa anomalia tutta italiana. E ancora, a ritroso, il Comitato Nazionale di Bioetica nel 2001 chiedeva parto indolore, conservazione autologa del cordone e asili nido. Siamo nel 2009 e tutto tace. Peggio, si parla d'altro. Di parto rigorosamente naturale, di nascite in casa, di training autogeno come sistema per affrontare il dolore del travaglio. Perché nei corsi preparto, spesso, l'epidurale non viene nemmeno citata.  La scuola del Naturale spopola tra le future mamme. Viene demonizzato il parto in ospedale dimenticando che, prima del 1960, anno in cui il parto fu definitivamente ospedalizzato, mettere alla luce un figlio poteva significare perdere la vita.  L'icona del parto naturale e/o in casa sono i Paesi bassi, unico stato Europeo a vantare un 30% di nascite tra le mura domestiche. Eppure si tace sulle cifre olandesi. Secondo l'ultimo rapporto Peristat II del Dipartimento di Sanita' Pubblica della Commissione Europea (EUROPEAN PERINATAL HEALTH REPORT better statistics for better health for pregnant women and their babies) l'Olanda detiene il triste record di mortalità perinatale.  Ma c'è di più. Lo scontro tra corporazioni. Le ostetriche si oppongono all'analgesia ritenendo che la pratica condurrebbe il parto a una medicalizzazione totale. Gli anestesisti la difendono. E in tutto questo le donne che fanno? Guardano altrove. Molte discutono. E quello che dicono dimostra che il dolore del parto è ancora tabù.
Nei nove mesi di gravidanza si parla di tutto ma non di dolore. Di quello che si proverà. E quando tutto è finito si dice che si è dimenticato. Il dolore è il rito di iniziazione verso la maternità. La capacità di passare indenni la prova dimostra la nostra forza di madri. Una donna che non vuole soffrire per suo figlio è una madre indegna. La sofferenza è l'ultima isola felice di un'umanità perduta nell'oceano della modernità insensibile ed edonistica. Così le donne entrano in sala parto e si mettono nelle mani del personale ospedaliero. Personale che ha in testa un'idea di parto. La stessa partoriente nei nove mesi se ne è costruita una. Spesso le due idee non coincidono. E allora può capitare che si somministri l'ossitocina - che aumenta contrazioni e dolore - senza epidurale, che si usi la ventosa o si pratichi un'episiotomia senza analgesia. La donna soffre ma non si lamenta. Ma la donna può e deve chiedere un parto libero da pregiudizi metodologici e più umanizzato.  L'epidurale, esattamente come l'aborto, è la cartina tornasole di un effettivo diritto di scelta. Nessuno chiede l'anestesia obbligatoria. Pretendiamo solo un diritto. Che oggi se va bene ha degli orari: dalle 8:00 alle 20:00, sabato e domenica esclusi.
Per questo vi chiedo di aiutarci e di firmare la petizione epidurale gratuita e garantita. Sempre.
http://www.firmiamo.it/analgesiaepiduralegratuitaegarantita

Lettera firmata


 

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Decreto anticrisi e risparmio energetico

di Mascia Morsucci

Assessore all'Ambiente del Comune di Ferrara

Le nuove disposizioni, contenute nel cosiddetto “Decreto anticrisi” renderanno più difficile l’accesso dei cittadini alle detrazioni fiscali del 55% sulle spese sostenute per interventi a favore del risparmio energetico. Una disposizione che, sinceramente, si fatica a comprendere dal momento che la concessione degli sgravi rappresentava un’azione concreta sulla strada del perseguimento delle priorità di sviluppo sostenibile universalmente riconosciute da Kyoto in poi. Oltre, infatti, a permettere ai cittadini di risparmiare sulle spese fisse, migliorando la qualità della vita nelle proprie abitazioni, le detrazioni fiscali hanno favorito l’adozione, da parte dei privati, di iniziative di tutela ambientale legate a un minore spreco di risorse. Ad esse hanno fatto ricorso più di 200mila famiglie, mettendo in moto un volano di affari superiore ai 3 miliardi di euro e attirando l’attenzione di altri governi europei che stanno adottando misure simili. Insomma una leva da potenziare per superare la crisi, poiché in grado di unire le necessità di risparmio delle famiglie allo sviluppo di un nuovo settore economico, e che già stava garantendo il rilancio del sistema delle piccole e medie imprese, qualificandolo in un mercato avanzato e in linea con gli altri Paesi europei. E’ per tutto questo che risulta maggiormente incomprensibile la decisione di indebolire, se non mortificare, lo sgravio fiscale del 55%, non solo con un disinvestimento per i prossimi anni, ma anche mettendo in crisi le famiglie che hanno compiuto gli interventi nel corso di quest’anno, contando sulla possibilità di ammortizzare l’investimento sostenuto. Queste infatti si trovano ora di fronte a un iter burocratico più complesso (è necessario inviare un'apposita istanza solo per via telematica all’Agenzia delle Entrate per consentire il monitoraggio della spesa e la verifica del rispetto dei limiti di spesa complessivi) e dagli esiti più incerti (se, entro 30 giorni, l’Agenzia non fornirà esplicita comunicazione di accoglimento, il richiedente non potrà usufruire della detrazione). In pratica rendendo poco o per nulla economico installare impianti a energia solare o caldaie a basso consumo.
Il tutto è inoltre corredato da un’ulteriore disposizione che impedirà, dall’1 gennaio 2009 di cumulare contributi comunitari, regionali o locali con strumenti di incentivazione di ogni natura attivati dallo Stato.
Quindi lo sgravio del 55% è formalmente attivato dallo Stato, ma non è certo che i cittadini possano accedere alle agevolazioni e, nel frattempo, le Amministrazioni Locali non possono incentivare lo sviluppo delle rinnovabili tramite strumenti propri. Non se ne comprendono veramente le ragioni. E’ per questo che la Giunta ha deciso di non sospendere il proprio bando per l’erogazione di contributi comunali a sostegno dell’installazione, negli immobili residenziali, degli impianti solari termici, mentre il Consiglio ha approvato una risoluzione contro le ultime disposizioni governative. Il tutto per sottolineare come la scelta gravissima attuata a livello nazionale sia indice della posizione di totale indifferenza da parte di questo Governo sulle questioni climatiche e sulla possibilità di garantire una crescita sostenibile alla nostra società.

 

continua -

i numeri

10 elette  su 50. Le ultime elezioni regionali hanno premiato quattro donne in più rispetto alla precedente legislatura. Le elette nell’Assemblea legislativa sono:  Anna Maria Bernini, candidata alla presidenza della Regione per il centrodestra,  che non è andata oltre il 36,7% dei consensi (il presidente eletto Vasco Errani ha avuto il 52,1% dei voti), Liana Barbati, Monica Donini ( presidente uscente del Consiglio regionale), Gabriella Meo, Paola Marani, Daniela Montani, Rita Moriconi, Roberta Mori,  Anna Pariani e Silvia Noè.

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