Carbone vegetale, cos’è e a cosa serve

Carbone vegetale, che cos’è

Chi almeno una volta non ha dovuto fare i conti con la pancia gonfia e la cattiva digestione? I rimedi sono tanti, ma di tendenza attualmente è il carbone vegetale, un prodotto che può solo donare benessere all’intero sistema gastrointestinale.

Proprietà benefiche del carbone “nero”

Partiamo dal fatto che il carbone  viene lavorato e ottenuto dalla combustione del legno e attualmente lo si trova in commercio come integratore alimentare grazie alla sua proprietà di assorbire i gas addominali. Può dunque essere usato in caso di gonfiore addominale, aerofagia, diarrea e meteorismo. Grazie ai suoi eccipienti è in grado di aiutare tutto l’apparato digerente perché agevola la digestione e lenisce i malesseri della gastrite, dell’acidità di stomaco e del reflusso gastroesofageo. Le sue proprietà inoltre, agiscono anche su altri tipi molecole così da essere utilizzato per agevolare anche la disintossicazione da farmaci, sostanze o metalli pesanti.

Carbone vegetale: uso e assunzione

Il carbone è facilmente reperibile in commercio, nelle comuni  erboristerie, in farmacia e anche in alcuni  supermercati. Strutturalmente lo si può trovare in capsule, compresse e tavolette, da ingerire a fine pasti principali oppure se acquistata in polvere va diluita in acqua. Al fine di beneficiare al massimo degli effetti del carbone, è consigliabile assumerlo per almeno 2-3 settimane consecutive.

Gli alimenti con carbone vegetale

Negli ultimi anni c’è stato un aumento di prodotti alimentari come gelati, pane, grissini e pizza che tra i propri ingredienti vanta la presenza del carbone vegetale. Viene infatti aggiunto ai prodotti sottoforma di colorante, indicato negli ingredienti con la sigla è E153. Questi alimenti sono caratterizzati da una scura colorazione. Ma la domanda che ci si pone è se il prodotto a base di carbone possiede anche le sue proprietà. Purtroppo non sono stati ancora effettuati studi che dimostrano se i cibi neri abbiano o meno i benefici. Anche perché le quantità di carbone vegetale usato negli alimenti in questione appaiono irrisorie rispetto agli effetti necessari per garantire benefici.

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